Parole italiane che derivano dal latino e che usiamo tutti i giorni

La lingua latina viene tuttora studiata in moltissime scuole superiori ed in diversi atenei. A volte qualcuno si chiede come mai questa lingua venga ancora proposta ai nostri giorni, a distanza di così tanto tempo da quando è nata e considerando il fatto che apparentemente nessuno la parla più. Questo è un pensiero molto comune nella popolazione del nostro stivale, ma c’è da dire che in realtà il latino fa parte delle nostre vite molto più di quello che si possa immaginare.

Spesso nella vita di tutti i giorni, anche senza accorgercene, utilizziamo espressioni o parole latine. Alcuni esempi? “Ah hoc“, “ad personam“, “ad honorem“, “alias”, “alter ego” e tante altre. Ma oltre ad utilizzare parole ed espressioni immutate dal latino abbiamo anche migliaia di parole italiane che hanno origine latina. Il nostro linguaggio è stato e viene tuttora influenzato anche da altre lingue, come il greco antico da cui derivano tantissime parole italiane, o più recentemente anche l’inglese, da cui prendiamo tanti termini soprattutto nel campo della tecnologia e delle scienze, ma il latino ha un’incidenza molto maggiore. Questo accade perché la lingua italiana è una lingua neolatina, deriva appunto dal latino. Non possiamo quindi ignorare che a distanza di ben 2000 anni molte parole che utilizziamo sono di origine latina.

Vediamo quindi alcune di queste parole!

espressioni in latino

Parole italiane di origine latina

L’italiano è una lingua molto musicale e ricca di vocaboli, anche se alcuni termini sono ormai parecchio desueti e, in alcuni casi, sostituiti da un parlato molto più semplice e meno elegante. Nella sua ricchezza originaria, l’italiano vanta diverse parole che provengono direttamente dal latino. Di seguito ne citiamo alcune molto utilizzate.

  • Agenda: in italiano è un diario o quaderno sul quale appuntare i propri impegni e programmare le proprie attività, mentre originariamente in latino la parola di derivazione avere indicava “le cose che si devono fare”.
  • Focus: spesso erroneamente attribuito all’inglese e inteso come punto centrale di attenzione, questo vocabolo deriva invece dalla parola latina focolare.
  • Gratis: per noi sta a significare qualcosa di omaggiato, gratuito. Il termine deriva dal latino gratia che vuol dire benevolenza.
  • Ciao: una delle parole italiane più conosciute a livello mondiale e apprezzata per la sua semplicità e simpatia, per noi rappresenta un modo informale per salutarsi. Molto diverso il suo antico significato, in latino, che voleva dire sia schiavo che slavo. La parola, difatti, deriva da s’ciavo (letteralmente schiavo nel volgare veneto) e dal latino sclavus.
  • Salve: similmente al ciao, questo vocabolo è sempre per noi un’espressione di saluto. Dal latino deriva direttamente dal verbo salvere ossia essere in salute, per cui passato poi come sinonimo di augurio salute a te.
  • Cogitare: anche se poco usata, questa parola in italiano indica l’azione del pensare, del meditare. Il termine deriva dal latino agitare a cui veniva aggiunto il prefisso co-, inteso come agitare dentro la propria mente e dentro se stessi.

La trasformazione dei significati

Nel cambio di guardia dal latino all’italiano, non sempre i vocaboli sono rimasti in linea con quello che era il loro significato iniziale. Ci sono, infatti, addirittura alcuni casi in cui un termine latino, che inizialmente aveva un certo neutrale significato, col passaggio all’italiano abbia preso una connotazione piuttosto negativa. È ad esempio il caso della parola latina captivus, ossia prigioniero, che si è trasformata in cattivo, di cui tutti conosciamo la spiegazione. Ciò pare dovuto al fatto che nel linguaggio della Chiesa captivus venisse associato a diaboli, ossia prigioniero del diavolo, trasformato poi in cattivo ossia persona malvagia.

Con la stessa metodologia, altri termini italiani hanno preso una sfumatura più positiva di quella latina. È il caso di ministre, cioè servitore, che inteso come servitore di grado elevato è diventato ministro, cioè nostro membro del governo.

Ci sono poi esempi di parole che in italiano sono passate ad indicare oggetti completamente diversi da quelli che si intendevano nella lingua latina. Pensiamo per esempio al caso della parola clavicola: in latino clavicula era una chiave piccola mentre quando è stata ereditata dall’italiano, trasformata in clavicola, ha voluto indicare l’osso che dallo sterno arriva alla spalla. Tutto ciò è accaduto poiché questo osso ha una forma similare a quello di una chiave, una piccola chiave appunto.

Perché studiare ancora il latino

Lo studio dell’etimologia delle parole diventa prezioso per capire le origini dei termini che ancora oggi utilizziamo e per avere qualche spiegazione a quesiti che spesso portano ad errori banali. Un esempio sono le confusioni tra parole simili con significati molto diversi, come capita tra veniale o venale. Come ci spiega in maniera approfondita pennerosse.it, veniale significa “perdonabile”, mentre venale è qualcosa di relativo ai soldi. L’errore è comune, ma chi ha studiato latino ha molta più facilità ad utilizzare la parola corretta, perché venale deriva da venum che in latino significa “vendita”.

Studiare ancora il latino serve non solo a risalire e a conoscerne le origini delle parole, ma aiuta anche a ragionare e a sviluppare le connessioni logiche. Non dimentichiamoci poi che il latino è stato per secoli la lingua universale di arte e scienza, per cui se si vogliono studiare e comprendere alcune delle opere più importanti, la dimestichezza con la lingua latina è fondamentale. Il latino fa parte della nostra storia, dei nostri testi sacri e dei nostri monumenti. È sopravvissuto nei secoli e anche se nessuno lo parla più, è ancora presente ogni giorno nelle nostre vite.

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